Gentile Signor Ministro,

abbiamo letto con attenzione la Sua lettera del 21 luglio con cui ha risposto sulle pagine de La Stampa alle preoccupazioni espresse da docenti e famiglie sulla riforma degli Istituti Tecnici.


Nel tentativo di rassicurare circa la bontà della riforma e la correttezza dell’agire del Ministero, ha richiamato la circolare ministeriale n. 100847 del dicembre 2025, come prova del fatto che le scuole fossero state adeguatamente informate.


Vale la pena ricordare che quella non era una circolare dedicata alla riforma degli Istituti Tecnici, ma la consueta circolare annuale sulle iscrizioni scolastiche, rivolta a tutti gli ordini di scuola e indirizzata ai dirigenti scolastici.


Alla riforma degli Istituti Tecnici erano dedicate appena poche righe, prive di qualsiasi elemento utile per svolgere orientamento. Ma anche se quelle poche righe fossero state portate all’attenzione di tutti i docenti impegnati nell’orientamento, la domanda che ci saremmo posti come comunità educante rimarrebbe esattamente la stessa.


Che cosa avremmo dovuto raccontare alle famiglie?


L’orientamento non consiste nel dire che “l’anno prossimo cambierà qualcosa”. Consiste nel presentare alle famiglie il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), il documento pubblico con cui ogni istituto descrive il proprio progetto educativo, i percorsi di studio, gli obiettivi formativi e le caratteristiche dei diversi indirizzi. È sulla base di quel documento che studenti e genitori compiono una scelta consapevole.


Ma quale PTOF avremmo dovuto presentare?


Ancora oggi, nessun Istituto Tecnico ha potuto approvare un PTOF coerente con il nuovo ordinamento, perché mancano le Linee guida delle nuove discipline e i Collegi dei docenti non hanno ancora potuto deliberare come utilizzare le numerose ore di flessibilità introdotte dalla riforma, soprattutto nel triennio finale.


Se oggi non è ancora possibile presentare alle famiglie un PTOF corrispondente al nuovo ordinamento, come si può sostenere che fosse possibile farlo durante l’orientamento iniziato nell’ottobre 2025?


Lo dimostra la stessa cronologia degli atti ministeriali.


Il gruppo di lavoro incaricato di elaborare concretamente la revisione degli indirizzi, delle articolazioni e dei quadri orari è stato istituito soltanto nel novembre 2025, quando l’orientamento era già iniziato. La circolare che Lei richiama non conteneva i nuovi quadri orari, non conteneva le Linee
guida delle nuove discipline e non forniva alcun elemento utile per spiegare alle famiglie come sarebbe cambiata la scuola.
Il decreto ministeriale è stato firmato il 19 febbraio 2026, soltanto due giorni prima della chiusura delle iscrizioni, avvenuta il 21 febbraio, ed è stato comunque pubblicato in Gazzetta Ufficiale soltanto il 9 marzo.

Davvero si può sostenere che questi siano tempi congrui per informare gli oltre duecentomila studenti e le loro famiglie? E soprattutto: informarle sulla base di quali documenti?


Lei ricorda che questa riforma trae origine da una legge approvata durante il precedente Governo. Su questo siamo pienamente d’accordo.
Proprio per questo ci saremmo aspettati che l’attuale Ministero ne correggesse gli errori, non che li portasse a compimento.


Da allora sono trascorsi quasi quattro anni. Quattro anni nei quali il Ministero ha avuto tutto il tempo necessario per predisporre i decreti attuativi, i quadri orari, le Linee guida e consentire alle scuole di svolgere un orientamento serio e trasparente.

Se tutto questo è stato fatto soltanto a ridosso delle iscrizioni, o addirittura dopo, la responsabilità non può ricadere né sui docenti né sulle famiglie.
Ed è proprio questa la ragione per cui continuiamo a chiedere il rinvio della riforma: per tutelare il diritto degli studenti e delle loro famiglie a scegliere una scuola conoscendone davvero contenuti, obiettivi e organizzazione.

Lei continua a definire questa una riforma “a costo zero”. Signor Ministro, forse lo è per il bilancio dello Stato. Il costo altissimo di questa riforma lo pagheranno, nel lungo periodo, gli oltre duecentomila studenti e le loro famiglie, le scuole, i docenti, le imprese e, in definitiva, l’intero Paese.

Le riforme della scuola producono i loro effetti per decenni. Per questo motivo la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici ritiene che il futuro dell’istruzione
tecnica non possa più rimanere confinato a un dibattito tra addetti ai lavori.


Per questo faremo in modo che diventi uno dei temi delle prossime elezioni politiche.


Chiederemo a tutte le forze politiche, senza alcuna distinzione, di assumere un impegno pubblico e scritto.
● Chi intende mantenere questa riforma?
● Chi si impegna a ritirarla?
● Chi è disposto a ripristinare il biennio comune e a restituire le due ore eliminate al quinto anno?


Renderemo pubbliche le risposte ricevute, affinché ogni cittadino possa conoscere con chiarezza la posizione dei partiti sul futuro dell’istruzione tecnica italiana.


Perché il futuro degli Istituti Tecnici non appartiene né a un Governo né a un’opposizione.


Appartiene al Paese.


Restiamo in attesa di un Suo riscontro pubblico su questi temi e Le porgiamo distinti saluti.


Rete Nazionale degli Istituti Tecnici